Al-Qaeda in Libano

تشرين الأول 6th, 2008 كتبها أحمد جميل عزم - aj.azem@gmail.com نشر في , Italian

di Ahmad Jamil Azm
Pubblicato in Al-Qaeda e le crisi mediorientali il 18 Aprile 2007
Paese: Iraq Libano Palestina
Testata: al-Ghad
Tag: al-Qaeda, Fateh al-Islam, Hezbollah, Iraq, Libano, movimenti salafiti, Palestina, servizi di intelligence, terrorismo
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05/04/2007
Il fenomeno “Fateh al-Islam” in Libano non è necessariamente transitorio, anche se le forze palestinesi ivi residenti dovessero riuscire in qualche modo a circoscriverlo ed a porvi fine. Fateh al-Islam non differisce da fenomeni precedenti, fra i quali possiamo ricordare il gruppo “Usbat al-Ansar” ed il gruppo “Usbat al-Nur”, cosى come non si puٍ escludere che questo gruppo abbia connessioni con il cosiddetto “Jund al-Sham” (“L’esercito di Sham”, dove ‘Sham’ designa la Siria storica, quella cioè che include anche l’attuale Libano, la Palestina, e la Giordania (N.d.T.) ), e ciٍ sta ad indicare che vi è la possibilità che al-Qaeda ed i gruppi che sostengono il salafismo jihadista vogliano approfittare della piazza palestinese.
Fateh al-Islam è un gruppo staccatosi da “Fateh al-Intifada”, e non si puٍ escludere che continui ad avere legami con questo movimento, o almeno con alcuni dei suoi leader residenti in Siria. Fateh al-Intifada a sua volta si staccٍ, circa un quarto di secolo fa, dal movimento palestinese “Fatah”. L’aspetto più pericoloso del gruppo Fateh al-Islam è che esso, oltre ad avere affiliati di provenienza mediorientale, attrae anche elementi provenienti dal Golfo Persico, dal Marocco, e dal Nord Africa più in generale. Ciٍ lascia ritenere che il gruppo rappresenti una ramificazione costituita in Libano da qualche gruppo che opera al di fuori del Paese. Questa convinzione è rafforzata dal fatto che esso possiede delle fonti di finanziamento proprie che gli consentono di sostenere autonomamente i propri campi di addestramento. Tutto ciٍ ci spinge a chiederci se questo gruppo non rappresenti la testa di ponte che permetterà ad al-Qaeda di infiltrarsi negli ambienti palestinesi in Libano, o se esso rientri nel più ampio contesto del conflitto regionale in Libano. Non si puٍ escludere che vi siano dei punti di contatto, per vie a noi ignote, fra questo gruppo ed i servizi di intelligence ed i governi che hanno interessi in Libano, soprattutto se prendiamo in considerazione i suoi legami con il movimento Fateh al-Intifada (in realtà diversi osservatori ritengono che i gruppi Fateh al-Islam e Fateh al-Intifada siano strettamente legati ai servizi di intelligence siriani; a questo proposito esiste un interessante reportage del quotidiano panarabo al-Hayat, dal quale emerge che Fateh al-Islam sarebbe un gruppo ibrido e composito che comprende membri appartenenti a diversi servizi di sicurezza, ed alcuni elementi che si rifann

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Il tabù infranto da Hezbollah

تشرين الأول 6th, 2008 كتبها أحمد جميل عزم - aj.azem@gmail.com نشر في , Italian

11/05/2008

Ciٍ che hanno fatto le milizie di Hezbollah e dei suoi alleati, imponendo il proprio controllo sulla capitale libanese con la forza delle armi, mettendo a tacere i mezzi di informazione e le voci dei loro avversari, e bloccando le associazioni caritatevoli facenti capo a questi ultimi, è quello che alcune delle forze appartenenti allo schieramento del 14 Marzo, avversario del movimento sciita, avevano tentato di fare un quarto di secolo fa. Si tratta del naturale risultato di un regime settario, di cui è ormai chiaro che Hezbollah non è che una componente.

Nella sua gestione dell’apparato militare all’interno della società libanese, Hezbollah ha attraversato tre fasi: quella in cui rifuggiva dall’uso di queste armi sul fronte interno libanese, quella in cui ha cominciato ad alludere ad un loro possibile utilizzo, ed ora la fase in cui effettivamente ha utilizzato queste armi a scopo offensivo all’interno del paese. L’osservazione importante da fare a questo proposito è che il partito sciita non ha fatto uso della propria forza militare per difendere se stesso, i suoi seguaci, o le armi della resistenza, ma per espandersi e per imporre una nuova realtà.

Prima che la Siria lasciasse il Libano, Hezbollah si era sempre astenuto dal fare uso del proprio potenziale militare per cambiare gli equilibri interni, ed aveva mantenuto le “armi della resistenza” relativamente lontane dal processo politico. Dopo la guerra del luglio 2006, il movimento ha perٍ cominciato a fare allusione alle proprie armi per sostenere il proprio apparato di partito, e la propria base popolare ed economica, a cui si aggiungeva l’alleanza con forze cristiane di primo piano e con formazioni partitiche e fazioni sparse. Hezbollah ha tentato di imporre una nuova realtà di fatto nelle piazze libanesi, attraverso la disobbedienza civile e le proteste di massa, tuttavia senza ricorrere apertamente alla forza militare. Ora il movimento è passato all’uso offensivo delle armi, ed alla ricerca di pretesti per usarle.

Quando alcuni giorni fa Hezbollah ha sollevato la questione legata alla decisione governativa di procedere contro la rete telefonica utilizzata dal movimento – considerata una rete civile ben più estesa di un semplice dispositivo militare di segnalazione per la resistenza, e di conseguenza vista come una sfida alla sovranità dello stato – e quando si è opposto al licenziamento del direttore della sicurezza dell’aeroporto “Rafiq Hariri” di Beirut – dopo che era stata denunciat

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Washington, il Pakistan, e l’ingegneria sociale

تشرين الأول 6th, 2008 كتبها أحمد جميل عزم - aj.azem@gmail.com نشر في , Italian

Washington, il Pakistan, e l’ingegneria sociale

Inserito da Ahmad Jamil Azm Il 9 Gennaio 2008 @ 11:47 In articoli_evidenza, al-Ittihad, Pakistan, L’eco della crisi pakistana nel mondo arabo | No Comments

03/01/2008

I neocon americani rifiutano nei loro scritti ciٍ che essi chiamano “ingegneria sociale”. Fin dalla metà del XX secolo le tesi dei primi neocon ruotarono intorno a idee come quella secondo cui la natura del regime politico degli stati, il loro grado di democrazia, ed il loro livello di rispetto dei diritti umani, sono elementi che influenzano la politica estera di questi stati; o come quella secondo cui è lecito utilizzare la potenza americana per ragioni “morali” come il rovesciamento dei regimi dittatoriali. Ma, i neocon rifiutarono il concetto di “ingegneria sociale”, ovvero l’idea dell’intervento dei regimi nelle politiche sociali, mediatiche, educative, e giuridiche, al fine di modellare la società. A prima vista, ciٍ potrebbe sembrare in contraddizione con l’idea dell’importanza del regime politico. Ma questo rifiuto giunse in un contesto storico che vide il ripudio delle politiche staliniste di ingegneria sociale applicate all’interno dell’Unione Sovietica. Questo tipo di “ingegneria” era visto come un modo di prendersi gioco della società che è contrario alla libertà dell’individuo.

Alcuni spiegano il fallimento americano nella gestione della fase del “dopoguerra”, in Afghanistan ed in Iraq, con questa “ignoranza” dell’ingegneria sociale perfino nei suoi aspetti positivi. Francis Fukuyama afferma che “vi è molta letteratura a proposito del cambiamento democratico e della costruzione delle istituzioni democratiche, tuttavia i neocon sono rimasti fuori da questo dibattito”. In realtà, la ragione principale del fallimento dei neocon è stata la fede cieca nella potenza militare americana, la convinzione che il rovesciamento dei regimi ostili avrebbe determinato automaticamente la nascita di regimi alleati basati su un edifico

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